Storia di Atrani
L’origine
del toponimo è incerta: la maggior parte degli studiosi
propende per l’aggettivo latino ater, ossia oscuro,
tetro, perché corrisponderebbe alla visione del
borgo simile ad un antro racchiuso tra ripide pareti rocciose
a picco sul mare. Altri fanno derivare il nome dall’insediamento
da cui provenivano i primi coloni greci, Atria. La
vallata del Dragone alla cui estremità sorge Atrani fu frequentata
già nel VII secolo a. C. dagli Etruschi cui, più tardi,
si mescolarono elementi greci. Il vero e proprio insediamento
cittadino avvenne, però, soltanto verso la fine
del IV secolo d. C., durante la decadenza dell’impero
romano, ad opera di fuggiaschi romani.
Ha
condiviso per secoli le sorti della vicina Repubblica marinara
di Amalfi, entrando
nella Confederazione Costiera
col rango di città gemella; luogo dove si eleggevano
i dogi della Repubblica: nella Chiesa di San Salvatore
in Birecto avveniva, infatti, la solenne cerimonia
di vestizione dei dogi e si imponeva loro il birecto, il berretto ducale
su cui erano i simboli e le insegne dell’autorità ed
in quella stessa chiesa si dava loro sepoltura. Verso la
metà dell’anno 1000, Roberto il Guiscardo invase
l’Italia Meridionale, ma alcuni paesi costieri, tra
cui Atrani, parteggiarono per il pontefice che aveva organizzato
una lega antinormanna. Saccheggiata dai Pisani nel 1135 e
1137, venne parzialmente distrutta. Nel 1222 San
Francesco d’Assisi di passaggio in Costiera, sostò ad
Atrani facendovi numerosi proseliti. Nella seconda metà del
Duecento Manfredi piegò il fervore antisvevo degli
atranesi inviandogli contro un presidio di 1000 mercenari
alessandrini che s’insediarono nel paese cacciando
gli abitanti; la tradizione racconta che solo l’intercessione
di Santa Maria Maddalena riuscì ad allontanare i predoni.
Di quella triste occupazione rimangono ancor oggi tracce
nel dialetto atranese.
Nel
novembre del 1467 Atrani ed Amalfi furono unite, ma il
16 maggio 1578 si divisero
per i frequenti soprusi dei
gabellieri amalfitani sui generi commestibili. La
terribile epidemia di peste del 1643 provò gravemente il paese:
la chiesa di San Michele fu adibita a luogo di sepoltura
e la località ancora oggi è chiamata Lazzaretto.
La tradizione inoltre racconta che nel 1647, braccato
dai soldati del viceré di Napoli, Masaniello, nato a Napoli
nel 1620, da Francesco d’Amalfi minorese e Antonia
Gargano atranese, si sia rifugiato ad Atrani, in una cavità poco
distante dalla casa dei nonni materni.
Testi: Stefania Maffeo
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